Più di cento anni fa molti italiani partirono per l’America . Il Presidente Napolitano ricorda il passato doloroso dei nostri emigranti.

“Appena sbarcati ci condussero all’esame degli occhi e ci fecero un sacco di domande. Dall’ufficio di Immigrazione finalmente salimmo su un grande Autobus tirato da quattro cavalli e via per le strade della Città e per un bel tratto di strada ci sembrò di essere come su un carro di merci. Ad un certo punto l’autobus si fermò, il conducente ci fece scendere , ognuno prese la sua valigia ed egli ci guidò ad una stazione vicina. Non era la stazione centrale della Pensilvania. Due dei nostri paesani parlavamo meglio di me, chè io capivo solo solo i numeri, ma essi che qualche parola la balbettavano si informarono a che ora partiva il treno per Pittsburg e fu loro detto che era alle sette di sera. Un certo Salvatore, disse:” Andiamo in città che io so dove andare…”
“ L’America, come si intende ancora oggi in ogni parte del mondo è un miraggio, e se non si viene qui di persona, ancora oggi tutti credono di trovare le pepite d’oro sui marciapiedi, invece se non si lavora duramente e senza sostare un giorno non si vive e il dollaro è fatto di sudore e rinuncie senza fine. Ma soprattutto coloro che come noi, venivano senza conoscere la lingua, all’epoca di cui io parlo eravamo trattati come bestie…”
“ Chi a quell’epoca difendeva i poveri Immigranti Italiani? Quale legge?
Infatti un altro guaio era, che una volta arrivati qui, non avendo più i soldi per il ritorno in patria ed avendo venduto tutto o fatto debiti per il viaggio, si restava incatenati per rifarsi almeno i soldi avuti in prestito ed è per questo che molti lasciarono la vita ed ancora oggi non si sa dove…”
Pochi brani tratti da un libro di memorie scritto da Francesco, emigrato in America nel 1913, danno il segno di un dramma che ha coinvolto molti italiani fin dai primissimi anni del 1900.
“Oggi che accogliamo gli immigrati e siamo diventati un paese di grande immigrazione, non dovremmo mai dimenticare di essere stati un paese di emigrazione” ha detto il Presidente Giorgio Napoletano durante la visita al Museo nazionale dell’emigrazione italiana, riportando alla memoria le condizioni di immenso disagio dei nostri emigranti e quello che con sacrificio hanno saputo costruire.
‘Quello che oggi e’ il patrimonio di simpatia e di amicizia per l’Italia, in tutti i Paesi che io visito, ha anche il segno di quello che hanno fatto i nostri quando sono andati all’estero’ ha concluso ricordando tutti gli italiani onesti e laboriosi che hanno speso fatiche e ingegno in terre straniere.
foto da: firiweb.wordpress.com
- 24 ottobre 2009
bello…
Grazie Alessia…
Sapete darmi dei riferimenti sul libro di memorie sopra citato scritto da Francesco, emigrato in America nel 1913? Quale è il titolo?
In attesa ringrazio.
Pietro
In Italia non se ne trovano perché il libro è stato scritto moltissimi anni fa…conosce l’autore?