In attesa del referendum sale la tensione tra Marchionne e gli operai della Fiat

Sergio Marchionne, ad della Fiat, si dice fiducioso e ci tiene a precisare che se nel referendum, che avrà luogo tra giovedì e venerdì, dovessero vincere i no non mancheranno alternative. Difende, nel contempo,il piano Mirafiori, definito molto “chiaro”, che ha lo scopo di sviluppare l’indotto e di mantenere alta l’occupazione.
Se dovesse fallire, per la vittoria dei no, Marchionne, sostenuto dal presidente della Fiat, John Elkann, si dice pronto a trasferire altrove investimenti e produzione. Dalle interviste andate in onda oggi sulle tv nazionali si evincono volontà contraddittorie degli interessati.
Molti operai si dichiarano propensi al sì avendo necessità assoluta di mantenere un reddito, seppure esiguo, in seno al proprio nucleo, ma tanti sono pure quelli che si ribellano ritenendo la proposta dell’ad quasi un ultimatum che vogliono respingere. La crisi economica, certamente, impone una valutazione seria e ponderata del problema per non avere conseguenze che potrebbero rivelarsi dannose per tutti.
Da Detroit Marchionne ha fatto ancora sapere che il Lingotto è salito dal 20 al 25 per cento della Chrysler e che nel 2011 potrebbe raggiungere livelli ancora più soddisfacenti. Sulle scritte minacciose apparse sui muri a Torino si è detto dispiaciuto perché non le trova giustificate. Il clima, che come si evince non è tranquillo, ha innescato una serie di polemiche anche tra sindacati e politici che si sono schierati sulle diverse posizioni.
- 10 gennaio 2011
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