Informare sull’ approssimarsi della morte non è facile. Per questo esistono dei modelli di comunicazione cui il medico può ispirarsi

I medici che devono comunicare ai pazienti, soprattutto anziani, l’approssimarsi della fine vanno incontro a difficoltà a volte difficili da superare: per la delicatezza della notizia da dare, per l’ inadeguatezza che spesso deriva da un modo di comunicare che non rispecchia l’atteggiamento e le parole giuste, per la poca conoscenza del paziente e delle possibili reazioni che lo stesso potrebbe avere.
Spesso i degenti, anche se sono consapevoli della gravità della malattia, preferiscono evitare l’argomento con chiunque. In questi casi un rapporto di “amicizia” col medico potrebbe facilitare il dialogo, renderlo confidenziale e preparare a ricevere la notizia della fine con più serenità.
Per aiutare i medici a portare a buon fine il compito loro affidato è stato creato un modello, denominato “SPIKES” che consiglia sei diversi livelli di comunicazione idonei allo scopo: essere disponibili all’ascolto; capire cosa il paziente ha percepito della malattia; capire se il paziente desidera essere informato sulla gravità della malattia e sulla sua prognosi; fornire tutte le informazioni utili perché il paziente si renda conto della situazione in cui versa; aiutare il paziente ad esprimere le proprie emozioni; programmare possibili strategie, condivise, di intervento.
Nella fase terminale della malattia viene consigliato al medico di dare la priorità al sollievo dal dolore e di adoperarsi per aiutare anche i familiari a fare le scelte più opportune, se cioè proseguire la degenza in ospedale o a casa, senza mai, però, abbandonare l’anziano o l’ammalato terminale
- 30 novembre 2008
a volte è meglio non saperlo… secondo me…
la paura fa novanta…neanche io vorrei saperlo…forse…