di tutto un pò...

Una riflessione sul caso Contrada.

Pubblicato da Domenica


Non è semplice esprimere un giudizio su tutta la vicenda Contrada, con particolare riferimento agli ultimi avvenimenti che vedono da una parte il suo legale Giuseppe Lipera e dall’altra il Ministro di Grazia e Giustizia, Clemente Mastella e il Presidente della Repubblica Giorgio Napoletano.
«Non ho mai chiesto, né chiederò, una grazia a quello Stato da cui mi sarei aspettato un grazie». Queste parole dell’ex 007 fanno riflettere, così come fanno riflettere le parole della sorella che chiede un atto di clemenza per il fratello , affinché la sua vita possa concludersi in seno alla famiglia.
“Contrada vuole dimostrare la sua innocenza” ha ribadito ieri Giuseppe Lipera.
La sua innocenza. Contrada, da sempre, si è dichiarato innocente.
E se lo fosse veramente? Se ci fosse anche una sola possibilità su mille che sia innocente, di quale colpa si macchierebbe la società civile nel non concedergli di morire circondato dagli affetti più cari?
E se, invece, fosse colpevole?
Forse avrebbe già pagato con la sua onorabilità di ex funzionario del Sisde calpestata, con l’essere stato sbattuto in prima pagina come un delinquente, con la mancanza degli affetti e tanto altro che viene meno a chi, secondo giustizia, deve scontare, in regime di costrizione, una pena.
Quello che chiede Contrada, però, non è la libertà.
Quello che chiede è di morire. Non vivere.
Come si può rifiutare una richiesta simile ad un anziano che si dice sia in gravissime condizioni, senza poi, quando tutto sarà finito, non sentirsi a disagio?
Un passaggio breve, in seno alla famiglia, con tutte le precauzioni che il caso richiede, gli darebbe dignità e conforto che, come cristiani ed esseri civili, non dovremmo negare a nessuno, senza rischiare di metterci negli stessi panni di chi ha smarrito il senso e la misura della vita.
La mia semplicemente un’opinione, da poco, che non viene condivisa già nel gruppo di persone a me vicine e da quanti non vogliono accordare il beneficio. Una riflessione che ho voluto fare ad alta voce.

Nica

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