Caso Tremonti: il gusto dell’autodistruzione della politica italiana.

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Se c’è un ministro apprezzato in tutto il mondo per le doti di economista e come persona seria quello è  Giulio Tremonti. In tutto il mondo, ma non  nel nostro paese dove impera il gusto dello sfascio qualunque sia il prezzo da pagare o da far pagare.

“Lo riconosco. Ho fatto una stupidata. E di questo mi rammarico e mi assumo tutte le responsabilità”, ha ribadito  il ministro dell’Economia  in una lettera indirizzata al Corriere della Sera. La vicenda è quella ormai nota dell’affitto, pagato, si dice, da Marco Milanese, a cui  Tremonti pare abbia corrisposto un  contributo alle spese, di una casa nel centro di Roma, che il ministro aveva scelto per tutelare la sua privacy.

“In quella casa non ci sono andato per banale leggerezza. Il fatto è che prima ero in caserma ma non mi sentivo più tranquillo”… «non me la sentivo di tornare in caserma  per questo, ad un certo punto, ho accettato l’offerta di Milanese. L’ospitalità di un amico, presso un’ abitazione che non riportava direttamente al mio nome, mi era sembrata la soluzione per me più sicura”.

“Chi parla di evasione fiscale è in malafede” aggiunge “Questa accusa non la posso accettare. Sono in grado di dimostrare in modo tecnicamente indiscutibile l’assoluta regolarità del mio comportamento e del mio contributo alle spese di quell’affitto”.

Forse potrebbe bastare, fatti salvi gli accertamenti degli organi preposti  per definire “ il caso”, ma se ne continua a parlare fino alla nausea, a rimestare le carte, a cercare il fatto illecito anche se non c’è. Perché  tutto ciò?  Perché  è di moda  la rottamazione continua  per farsi spazio, per gettare dalla torre l’altro, senza tenere conto del male che si fa, del male che ci facciamo.

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