Si dibatte per cambiare la legge elettorale. In molti si chiedono se il “porcellum” sia il male peggiore.

In un’Italia popolata da molti uomini corrotti e, in egual misura, da corruttori, in molti si chiedono se il “porcellum” sia il male peggiore. Se lo chiedono  ponendosi domande a cui vorrebbero ricevere risposte. Col sistema in oggetto, è pur vero che l’elettore viene privato della facoltà di mandare al governo candidati depositari di stima e fiducia, ma è pure vero che,  con l’aria che tira,  si rischia che in tanti scelgano  di regalare  il proprio voto agli amici degli amici solo per ottenere un ricambio. Votare uno schieramento, senza specificare preferenze, non appare plausibile anche se  assegna tutta la responsabilità  al leader di quella squadra che in caso di fallimento della politica posta in essere, dovrebbe essere penalizzato senza discarichi di colpe.

Il “porcellum”, certamente, permette al leader di  scegliere e forse anche di manovrare i “suoi” ministri, ma una scelta diversa, fatta dagli elettori non sarebbe parimente libera da rischi di altro genere. E se Emma Bonino esponente di spicco del partito radicale e vicepresidente del Senato in una intervista rilasciata al Il Fatto Quotidiano dice:  “ A quelli che sostengono che le preferenze sono garanzia di democrazia, vorrei ricordare che negli anni Ottanta erano garanzia di voto di scambio. Anche perché con il proporzionale si può avere la certezza di eleggere un deputato ma non di fare un Governo, visto che le alleanze si fanno in una fase successiva.” alludendo a Casini che si pone  come ago della bilancia,  avrà pure le sue buone ragioni per fare questa analisi.

Cambiare pagina è diventato un imperativo, i digiuni per protesta, dei sostenitore dell’alternativa si contano numerosi, come se cambiare le legge elettorale rappresentasse il rimedio universale di tutti i mali  che affliggono l’Italia.  Porcellum sì, Porcellum no, quale il male minore?

 

 

 

 

 

 

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