Rapporti Stato- mafia: il Presidente della Repubblica non può essere ascoltato.

 

 Giorgio Napolitano, se citato come testimone sulla trattativa  fra lo Stato e la mafia, non potrà deporre e i motivi si riscontrano sulla riservatezza delle telefonate con l’ex ministro Nicola Mancino sulle quali la Consulta si è già espressa. La Corte Costituzionale, infatti, ha decretato la distruzione dei  file che è già avvenuta.

 

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Il Presidente della Corte  d’Assise di Palermo,  Alfredo Montalto, lo ha ribadito   rispondendo ai legali di Salvatore Borsellino e Sonia Alfano. L’audizione di Napolitano era stata chiesta da una delle parti civili. Come è noto, mentre la Procura intercettava Mancino, che è tra gli imputati del processo,  venne intercettata anche una telefonata che questi fece  al Presidente Napolitano. Sul contenuto di quella telefonata, oggi, dopo l’ordine di distruzione imposto, il Capo dello Stato non può più rispondere. Resta legittima, comunque, l ’audizione
su altri temi. L’argomento,  scottante, agita gli animi e fa nascere contrapposizioni tra gli schieramenti politici. Molte le voci che si levano a ribadire concetti ritenuti di grande rilevanza.

“Piuttosto che chiamare Napolitano” dice Maurizio Gasparri, vice presidente del Senato, “ la Corte d’Assise di Palermo dovrebbe esigere la verità da un altro protagonista dei fatti accaduti nel ’92. È l’allora presidente del Consiglio Ciampi che deve parlare. Sotto il suo governo e con la regia del Capo dello Stato Scalfaro fu decisa la cancellazione del carcere duro per centinaia di boss. Le testimonianze del guardasigilli di allora, Conso, per quanto lacunose non hanno potuto non rivelare precise responsabilità. Ciampi parli. E a Palermo si sforzino di cercare la verità puntando nella direzione giusta”.

 

 

 

 

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